Ortosferoscopio o starfinder Del Pino

Ortosferoscopio o starfinder Del Pino

Ortosferoscopio o starfinder Del Pino

Italia, 1953

M.M.T.A. - Invent. n. 071

Materiali: plastica, acciaio e cartoncino; in scatola di plastica
Dimensioni: diametro dischi cm 26

Strumento utilissimo quando si navigava col sestante.
Era un mezzo rapido e sicuro per riconoscere tutti gli astri osservabili sino alla quinta e sesta grandezza.
Lo sferoscopio forniva ai naviganti un mezzo rapido e sicuro per riconoscere tutti gli astri osservabili fino alla quinta e alla sesta grandezza; forniva gli elementi necessari per le osservazioni astronomiche e la preparazione dei calcoli relativi, eliminando le operazioni preliminari e la consultazione delle tabelle; forniva una rapida e abbastanza corretta soluzione meccanica ai vari problemi di astronomia nautica. Il principio sul quale si basava era semplice. Immaginiamo che sulla sfera celeste sia tracciata la rete del sistema di riferimento altazimutale relativa alla latitudine dell’osservatore e che al piede di ogni verticale e su ciascun almucantarat sia segnato il valore dell’azimut e dell’altezza ad esso corrispondente. Una stella qualunque che, per effetto della rotazione apparente della sfera celeste, con il trascorrere del tempo descrive il parallelo corrispondente alla sua declinazione, si sposterà attraverso il reticolato altazimutale occupando su di esso posizioni successive, in modo che l’osservatore potrebbe leggere direttamente le coordinate corrispondenti, istante per istante, a quelle dell’astro. Lo sferoscopio permette di realizzare questo sovrapponendo due distinte rappresentazioni piane, una della sfera locale, graduata in almucantarat e verticali, e l’altra, trasparente, della sfera celeste. La sfera locale è fissa, mentre quella degli astri è girevole e consente così di seguire la variazione delle coordinate dell’astro nel tempo. L’orientamento della sfera celeste mobile rispetto a quella fissa dell’osservatore viene eseguito per mezzo dell’angolo orario di un astro prescelto, confrontato con apposite scale incise sull’armatura dello strumento, che permettono di ricostruire la posizione relativa delle due sfere per l’istante considerato. Tale operazione può essere eseguita con grande facilità utilizzando l’ora media, l’ora vera, l’ora siderea, l’angolo orario di un astro qualunque o la sua altezza. Lo strumento si compone di tre parti principali: Basi, Diagrammi e Planisferi Celesti trasparenti. Basi: si tratta di due dischi in plastica, uno per l’Emisfero Nord e l’altro per l’Emisfero Sud, del diametro di 26 cm, con al centro un perno munito di vite. Intorno a ciascun disco sono incise due graduazioni: una scala oraria che va da 0 a 24 a partire dal meridiano inferiore dell’osservatore, con suddivisioni di 5 min., sulla quale si leggono le ore civili corrispondenti ai vai fenomeni celesti; una scala in gradi che va da 0 a 360 a partire dal meridiano superiore dell’osservatore, con doppia numerazione, una verso l’interno, sulla quale si leggono l’ora siderea e gli angoli orari degli astri, e l’altra verso l’esterno, sulla quale si leggono le loro coascensioni rette. Sul perno centrale è fissato un filo che quando viene tesato definisce un meridiano della sfera celeste. Diagrammi: consistono in 30 cartoncini stampati su entrambe le facce, metà delle quali riportano le proiezioni stereografiche polari della rete dei verticali e degli almucantarat relativa all’emisfero celeste contenente il polo elevato, per le latitudini comprese fra 0 e 58°, mentre le altre 3O riportano le proiezioni relative all’emisfero celeste contenente il polo depresso. In tutti questi diagrammi, la circonferenza esterna rappresenta l’Equatore Celeste, al centro è situato il Polo Celeste, sulla parte superiore, che rappresenta la porzione del cielo visibile al disopra dell’orizzonte, è riportata la rete dei verticali e degli almucantarat, mentre la parte inferiore, che rappresenta la porzione invisibile, è stampata in nero. La linea che divide le due parti è l’Orizzonte Astronomico. Sulla parte nera di ciascun diagramma è stampato il numero che indica la latitudine dell’osservatore, seguito dalle lettere S o C, le quali indicano se il diagramma si riferisce all’emisfero che ha lo Stesso nome o quello che ha il nome Contrario alla latitudine dell’osservatore. Le due sfinestrature bianche servono a determinare il periodo della luce crepuscolare favorevole all’osservazione delle stelle (crepuscolo nautico). Sulla parte che rappresenta la porzione di cielo visibile, sono stampati in rosso i verticali e gli almucantarat, o circoli di uguale altezza, di cinque gradi in cinque gradi. Il diametro verticale rappresenta il meridiano dell’osservatore, o meridiano locale, sul quale è segnata la scala delle declinazioni degli astri. Nella serie dei 30 diagrammi S, gli azimut relativi ai diversi verticali sono indicati con due numeri supplementari, scritti al piede dei verticali stessi, a contatto dell’orizzonte o sull’orlo del disco. I numeri esterni rappresentano gli azimut quando l’osservatore si trova in latitudine Nord; quelli interni gli azimut quando l’osservatore si trova in latitudine Sud. Le altezze sono indicate dai numeri sul primo verticale, passante per i punti estremi dell’arco dell’orizzonte. Il punto in cui convergono i verticali rappresenta lo zenit dell’osservatore. Nella serie dei 30 diagrammi C, i numeri scritti al piede dei verticali indicano: quelli in basso, gli azimut quando l’osservatore si trova in latitudine Nord e quelli in alto gli azimut quando si trova in latitudine Sud. Le altezze sono indicate dal numero situato sopra un verticale a destra. Planisferi celesti trasparenti: consistono in due dischi trasparenti che rappresentano le proiezioni stereografiche polari (nella stessa scala dei diagrammi) delle stelle di 1^, 2^e 3^ grandezza (circa 160) comprese negli emisferi Nord e Sud. Sull’orlo di ciascun disco è segnato l’Indice Equinoziale, o Punto Gamma, che indica il meridiano del punto equinoziale di Ariete, nonché una freccia rossa distanziata dal detto punto di 180°, che serve per la lettura delle ascensioni rette degli astri quando sono espresse in tempo, come si usa nelle Grandi Effemeridi Astronomiche. Inoltre, affinché i meridiani delle stelle rappresentate nei planisferi possano venire ben identificati, lungo l’orlo del disco sono segnate tante piccole frecce che determinano ciascuna il meridiano della corrispondente stella. Quelle più lunghe si riferiscono alle stelle più distanti dalle frecce, quelle più corte alle stelle più vicine.

Origine

Collezione Ernani Andreatta

Data

03 Aprile 2018

Tags

strumenti nautici